Autismo infantile: miti e credenze infondati

Set 17, 13 Autismo infantile: miti e credenze infondati

Autismo Infantile: miti e credenze infondati. Da quando lo psichiatra Leo Kanner ha descritto i primi casi di autismo nel lontano 1943 sono passati ben 70 anni e da quella che era una sindrome rara … ed inizialmente poco conosciuta e studiata tra le psicosi infantili, si è arrivati a considerare l’autismo come il principale disturbo dello sviluppo infantile, sia quanto ai livelli di prevalenza che dell’attenzione dei mass media e dell’opinione pubblica.

Come sottolinea la Repubblica c’è da dire però che in Italia purtroppo, non esiste una rilevazione sistematica: alcuni dati regionali ricavabili dai registri dei servizi clinici indicano una prevalenza tra i 22 e i 28 casi ogni 10.000 bambini, ma il dato appare sottostimato, anche perchè va ricordato che la sindrome autistica è diffusa in tutto il mondo in quanto non “tipica” solo dei Paesi sviluppati, come precisa lo psicologo Molteni:

foto-autismo-infantile.Negli ultimi dieci anni ” dice , “più studi hanno segnalato un aumento del numero di bambini affetti: qualcuno ha parlato di “epidemia” ma non ci sono evidenze né prove scientifiche a favore di questa ipotesi. Anzi: i dati al momento più accreditati vogliono l’autismo come la malattia psichica con il più alto coinvolgimento genetico. Purtroppo, nonostante molte ricerche scientifiche, ancora nessuna diagnosi genetica è possibile: la malattia è complessa, forse ci sono diversi tipi di autismo e quindi differenti possibili cause”.

Detto questo le uniche evidenze scientifiche dimostrate sono in favore di una diagnosi tempestiva – entro i 3 anni di vita o prima, verso i 24/30 mesi – che permetta di iniziare precocemente gli interventi psicoeducativi e comportamentali adattati ai livelli funzionali di ciascun bambino, in concomitanza con specifici interventi di comunicazione aumentativa, da non confondere con la comunicazione facilitata, come continua a spiegare Molteni:

Fin da subito vanno coinvolti attivamente anche i genitori (devono poter capire e sapere come “comunicare” con i loro bambini e insegnare loro con metodi appropriati quei comportamenti che normalmente i bambini con sviluppo normotipico acquisiscono spontaneamente). Oltre ai genitori, tutti i caregivers che passano un tempo significativo con il bambino (insegnanti ed educatori in particolare) devono essere coinvolti e formati adeguatamente. Un intervento psicoeducativo e comportamentale, nelle diverse varianti sperimentate e validate a livello scientifico, può modificare in maniera molto significativa l’evoluzione delle disabilità conseguenti alla patologia”.

foto-autismoAutismo infantile: miti e credenze infondati. Un disturbo verso il quale, qualcuno parla di guarigione ma solo una piccolissima percentuale di bambini – se trattati molto precocemente – sembra poterne uscire ma la maggior parte presenta comunque miglioramenti funzionali anche importanti, come tiene a sottolineare Molteni:

La tecnologia avrà sempre più un ruolo importante, specie quando i bambini crescono: strumenti per la comunicazione (tablet o i-phone con specifiche app), videomodelling per aiutare nell’acquisizione di skills sociali, in futuro, chissà, forse  anche la realtà virtuale e tecnologie sempre più innovative. Ma anche in questo campo serve ricerca e sperimentazione, integrata e multiprofessionale”.

.

di Elisabetta Coni


1 Comment

  1. Grazie!

Trackbacks/Pingbacks

  1. 4 Articoli + 1 che mi suscitano interesse | Chain Rap - Blog - […] Quante cose sono state inventate per spiegare l’Autismo infantile? Tante. Davvero tante, io che mi sono interessato a questa…

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.