Disabilita’: quando la mamma diventa iperprotettiva

Nov 26, 12 Disabilita’: quando la mamma diventa iperprotettiva

Un detto dice: “la mamma è sempre la mamma” . In effetti qualsiasi situazione si presenta in famiglia, la mamma è colei che affianca, tramuta in sorriso un pianto ed ama i suoi figli più di ogni altra cosa al mondo, pur fermo restando naturalmente l’importanza del papà, pilastro resistente e capitano di una squadra, assolutamente da non sottovalutare.

Ma ci sono casi in cui una mamma nonostante abbia un’ala protettiva per ogni figlio, quando si ritrova uno di essi affetto da disabilità, passa per così dire “il confine” ed impegna quasi esclusivamente tutto il suo tempo per lui ed instaura un rapporto così stretto che può incontrare notevoli difficoltà nel ritagliarsi degli spazi personali e nel dedicarsi a suo ruolo materno vero altri bambini e nei suoi ruoli diversi da quello materno.

foto disabilitaQuesta restrizione della propria libertà porta gradualmente, ad una minore crescita di realizzazione personale alla quale si associa anche un calo di autostima; inoltre la totale concentrazione sulla gestione del bambino tende gradualmente a diminuire per quantità e qualità ma in particolare la relazione con gli altri membri della famiglia può essere compromessa ,dal fatto che vengono a mancare gli spazi ed i tempi per un dialogo ed un confronto autentico.

Il legame è associato ad un atteggiamento iperprotettivo, tanto che sommerge il bambino di cure, attenzioni e preoccupazioni, con tanto di una presenza costante e continua.

Ebbene … va detto quindi che questo atteggiamento è controproducente per il bambino disabile, perché se la mamma compie ogni azione al suo posto – seppur per aiutarlo – il bambino di fatto non sarà mai stimolato a sviluppare le proprie potenzialità, diventerà meno autonomo ed indipendente di quanto non sia già a causa delle proprie limitazioni.

A differenza della mamma, il papà in genere, tende a focalizzare la propria attenzione all’esterno della famiglia: egli si dedica al lavoro, onde garantire il sostentamento della famiglia e come nel caso della mamma, la sua reazione , è influenzata dalle funzioni che, tradizionalmente il contesto socio-culturale attribuisce a questo ruolo familiare.

foto mammaNon da meno, l’eccessiva concentrazione sul compito lavorativo, ha le stesse conseguenze dell’impegno della mamma perché il peso della disabilità del bambino è così forte da annullare ogni altro aspetto tanto da non soddisfare all’interno del contesto familiare, i propri bisogni di affetto, di relazione e socializzazione.

Da precisare infine che non si tratta comunque di una “regola” e di un legame che ovviamente, a seconda del caso e quindi del contesto famigliare, può andare a crearsi tra un padre ed un figlio, piuttosto che tra il bimbo ed un’altra persona.

Di Morabito C. Maria


8 Comments

  1. Antonio /

    Premesso che sono un padre fuori dai parametri descritti nell’articolo.
    Nell’argomentare s’è taciuta la NECESSITA’ di talune mamme di proiettare l’iper-protezione anche e soprattutto all’esterno delle mura domestiche, non è la prima volta che in social network sento:
    -non lo porto a scuola, perchè verrà parcheggiato
    -non lo porto a scuola, perchè a scuola c’è il bullismo
    -non lo porto a fare la spesa, per non sentirmi un fenomeno da baraccone..
    …e vari altri bla bla bla

    Ma forse parlarne nei LUOGHI in cui si ha terrore, non è forse terapeutico???

    • admin /

      Buongiorno Antonio,
      grazie anzitutto dell’attenzione che hai riservato al nostro articolo e si, concordo con te, che indubbiamente è terapeutico parlare … parlare di tutto, in particolare delle proprie paure e come hai consigliato tu, dei LUOGHI in cui alcune mamme e papà, hanno il timore di portare i propri bambini speciali.
      Noi seguiremo il tuo consiglio e dedicheremo a questi LUOGHI un approfondimento e per qualsiasi altra richiesta, consiglio o scambio di idee, siamo a tua disposizione!
      Grazie 1.000.
      A presto ….

  2. Ciao Maria sono d’accordo con te, per il fatto di lasciare fare ai bimbi le loro esperienze che essi siano disabili o no. Purtroppo anche io ho avuto questa esperienza mio figlio aveva la distrofia muscolare ma ho sempre cercato di fargli vivere una vita il piu possibile normale certo non è facile, bisogna essere sempre presenti per poterli aiutare e come dici tu le mamme sono quelle che hanno il compito di seguire e aiutare questi bimbi speciali che credimi danno tanto un caro saluto

    • admin /

      Ciao Marina,
      grazie dell’attenzione, delle tue parole e soprattutto, di aver condiviso con noi la tua esperienza personale.
      Un abbraccio di cuore!

  3. Non ho mai letto così tante banalità tutte insieme … è evidente che lei, signora, non è madre di un bambino disabile…

    • Buona sera Lucia, mi scuso anzitutto per il ritardo di risposta e la ringrazio per l’attenzione che ha prestato al nostro blog ed al nostro articolo.
      Quanto alla nostra Maria – l’autore dell’articolo – non ha avuto purtroppo la benedizione di essere una mamma naturale ma ha dedicato con amore e passione, tutta la sua vita ai bambini speciali ed ai centri di accoglienza, entrando a far parte di tante famiglie e diventando per loro come una mamma, per tanti e tanti bambini.
      Mi dispiace sinceramente comunque, che il nostro articolo abbia riscontrato il suo disappunto, non era sinceramente nostra intenzione ed anzi, mi scuso con lei, se in qualche modo si è sentita ferita dalle nostre parole. Un abbraccio …

  4. Maria Carla /

    Ma quanti luoghi comuni! Mio figlio ha avuto l’affidamento esclusivo del bambino autistico. La madre trovava tutte le scuse per far tardi e non andare alle terapie, per le vacanze è sparita una volta 40 gg. senza dar notizie di sè, a Natale ha mandato gli auguri al figlio con un messaggio verbale con Whatsapp! No, piantiamola, per favore! Ogni caso è a sè! E conosco altri padri così presenti, perchè NOI frequentiamo le ippoterapie, la TMA e genitori se ne conoscono a bizzeffe! Anche fra i nomi noti chi è che è sempre dietro al figlio? Gianluca Nicoletti che ha fatto una Fondazione anche, e Franco Antonello (fondazione I Bambini delle Fate. Libro Se ti abbraccio non avere paura) sempre in giro con Andrea! Bisogna VERAMENTE smetterla di deificare le mamme! Parliamo di Genitori punto e basta! Se no diventa razzismo in un certo senso, discriminazione a prescindere, femminismo sdolcinato senza concretezza! E lo dico da donna!

    • Buongiorno Maria Carla,
      grazie anzitutto del suo interesse all’articolo della nostra collaboratrice Maria e del suo commento.
      Ci dispiace molto se in qualche modo le parole usate nel testo hanno leso la sua sensibilità – o quella di altri lettori – non era assolutamente nostra intenzione.
      Abbiamo più volte parlato sul nostro blog della storia e dell’impegno di Gianluca Nicoletti, padre di Tommy, ed anche di quella di Franco Antonello, papà di Andrea, e sicuramente lo faremo ancora. Oltre ai loro, sono comunque molti altri i nomi di padri e di uomini ai quali abbiamo rivolto con piacere in questi anni la nostra attenzione nel campo dell’autismo ed anche in altri ambiti. E continueremo a farlo.
      L’obbiettivo dell’articolo della nostra collaboratrice era quello di porre l’attenzione sul legame “unico” ed iperprotettivo che si può andare a creare tra una madre ed un figlio speciale, ma ovviamente non si tratta anzitutto di una “regola” e di un legame che ovviamente, a seconda del contesto, può andare a crearsi tra un padre ed un figlio; o ancora tra il bimbo ed un’altra persona.
      Scusandoci infine ancora una volta, se in qualche modo abbiamo turbato la sua sensibilità, porgiamo i nostri migliori saluti e le auguriamo buona giornata.

      La Redazione
      Bambinizerotre

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  1. upnews.it - Disabilita': quando la mamma è iperprotettiva... Capita sovente che una mamma di fronte alla scoperta che il proprio bambino…

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