Displasia congenita all’anca: cos’è e come si interviene

Ott 08, 14 Displasia congenita all’anca: cos’è e come si interviene

Entro i 3 mesi dalla nascita del neonato bisogna effettuare l’ecografia alle anche; una prassi conosciuta ma perchè di fatto si facci, forse non è a tutti chiaro. Andiamo a scoprirlo.
Bisogna sapere che nel neonato le ossa non sono del tutto conformate ed a livello delle epifisi, ossia delle loro estremità, presentano dei nuclei di accrescimento, cioè porzioni cartilaginee che con la crescita permetteranno l’allungamento dell’osso e la sua calcificazione; e proprio qui sta il problema, ossia: cosa succede se il nucleo d’accrescimento èdisplasico”?
L’anca è infatti una delle articolazioni colpite di più da malformazioni congenite e scoprirne in tempo la sua criticità è fondamentale, per intervenire per tempo, evitando danni secondari.
A tal riguardo bisogna dire che la lussazione congenita dell’anca ha carattere eredo-familiare, che predilige il sesso femminile ed ha una frequenza dell’1% nelle popolazioni francesi, spagnole, balcaniche e dell’Italia settentrionale.
foto-displasia-anca-congenitaUna patologia, che nell’attesa di effettuare l’ecografia, può essere individuata grazie a particolari segnali o più precisamente segni clinici indicativi, in primis il famoso segno di Ortolani, altrimenti detto “dello scatto”, che si evoca tenendo anca e ginocchia del bambino flesse a 90° gradi, con le ginocchia posizionate nel palmo della mano, il pollice nella parte interna delle cosce e le altre dita all’altezza dell’articolazione dell’anca; se allontanando le gambe tra loro e quindi abducendo le anche, si denota al tatto una sorta di “scatto”, dovuto alla parte di femore che rientra nella sua porzione articolare corrispondente, ossia l’acetabolo.
Una manovra purtroppo dolorosa per il bambino, che può iniziare a piangere; una manovra quella di tenere le gambe divaricate nel neonato durante il cambio del pannolino, che permette talvolta alle mamme, di riscontrare la presenza della patologia nel della patologia, in quanto il bimbo infastidito dalla posizione, inizia un pianto consolabile; anche se bisogna chiarire che non sempre se il bimbo piange durante il cambio del pannolino, significa abbia la patologia qui descritta!
Una patologia che trascorsi i primi mesi si accentua con segni più evidenti nel lato corrispondente dell’anca displasica, nella cosiddetta fase di prelussazione nella quale sono palesi l’asimmetria delle pieghe cutanee (maggiori in numero e profondità), l’accorciamento dell’arto rispetto a quello sano, l’ appiattimento del gluteo, la tendenza della gamba a ruotare esternamente e l’impossibilità di separare le gambe con la medesima ampiezza.
foto-displasia-ancaA seguire nel tempo la patologia prevede la lussazione, che avviene allorquando il bambino compie i primi passi e caricando l’articolazione del proprio peso, la lussa.
Ma a tranquillizzare oggi come oggi tutte le mamme va detto che grazie alle visite mediche effettuate – già – in sala parto e allo screening ecografico, è ridotta al minimo l’incidenza della lussazione inveterata; qualora invece si debba parlare di “cura”, in base all’entità della displasia, si passa da un semplice “doppio pannolino” all’uso di divaricatori specifici per riportare la testa del femore nell’acetabolo, rispettando così la fisiologia dell’anca.
In ogni caso, la maggior parte dei casi si risolvono senza danni secondari, che possono interferire con la corretta deambulazione del bambino.
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La Redazione


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