Nanna: le difficoltà del sonno nella prima infanzia

Nov 11, 14 Nanna: le difficoltà del sonno nella prima infanzia

Il riposo inquieto del bambino è comprensibilmente fonte di preoccupazione per un genitore, ma onde evitare falsi allarmismi, è bene chiarire anzitutto che dormire male non è obbligatoriamente sintomo del fatto che ci sia un problema, ma può essere semplicemente rivelare del fatto che il bambino stà crescendo. Ma andiamo a fare chiarezza o per meglio dire ad interpretare nel modo giusto il sonno dei più piccoli!
Nanna: le difficoltà del sonno nella prima infanzia in particolare, complice la tenera età del bambino, meritano infatti un doveroso approfondimento, onde fare chiarezza tra quelli che sono i 1.000 ed ancor più dubbi che attanagliano mamma e papà.
foto nannaIniziamo quindi col dire che dormire fa parte della crescita normale del bambino, così come sono assolutamente normali i periodi di difficoltà del sonno, frutto della normale maturazione del bimbo, che crescendo diventa via via più consapevole di se stesso, del fatto di non essere un tutt’uno con la mamma, o ancora, della relazione esistente fra i genitori; scoperte che possono provocare in lui stati di ansietà passeggeri, ma che possono rendere difficile il sonno del bambino o nel peggiore dei casi, provocargli persino degli incubi.
Oltre a questa prima interpretazione di quello che è il sonno agitato del bambino, una seconda motivazione per la quale il sonno del bimbo è inquieto, può essere il suo stato di grande eccitazione per le conquiste fatte il giorno appena trascorso!
I neonati infatti dormono molto, ma dopo i primi mesi, riescono mano a mano, a stare svegli per periodi sempre più lunghi, durante i quali oltre ad alimentarsi, saranno accarezzati dalla mamma, inizieranno a guardarsi attorno ed a guardare – in primis – la mamma, a sorridere e a “parlare” con lei ed ovviamente col passare dei mesi a scoprire il mondo che li circonda; scoperte che per un bimbo sono comprensibilmente motivo di grande gioia ed orgoglio!
A partire dal 2° anno di vita poi, gli stati di ansia possono provocare nei bambini incubi e paure; segnali “normali”, frutto del processo di maturazione mentale e della immaginazione creativa del bambino.
Un processo che intorno al 3° anno di età, vede i bambini chiamare spesso i genitori dopo essere stati messi a letto, con tutte le scuse possibili, oppure esprimendo la propria paura del buio; anche questa è una fase normale nello sviluppo infantile, legata alla consapevolezza della progressiva autonomia rispetto a mamma e papà.
foto bimbo nannaL’ingresso poi alla scuola materna e quindi l’affidarsi ad una figura adulta diversa dalla mamma e dal papà, ossia la maestra, avviene infatti proprio in questo periodo e molto probabilmente, nell’immaginario del bambino, il fatto di andare a letto e di addormentarsi, rappresentare un altro distacco dai genitori! Stesso discorso ovviamente – anche se ad un’età diversa – per l’inserimento all’asilo nido e quindi il fatto di doversi affidare alle educatrici e non ai propri genitori.
“I genitori sono i guardiani del sonno dei loro figli” afferma Dilys Daws, psicoterapeuta inglese che ha molto seguito i problemi del sonno nella prima infanzia; e stà infatti proprio a mamma e papà, aiutare i loro bambini a superare questi momenti, tranquillizzandoli e rasserenandoli, riaccompagnandoli dolcemente, senza alcuna forzatura di sorta, tra le braccia di Morfeo.
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Tata M. Eliana


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