“Quello che non so di me”: la nuova campagna per conoscere l’endometriosi

Ott 21, 13 “Quello che non so di me”: la nuova campagna per conoscere l’endometriosi

“Quello che non so di me”: la nuova campagna per conoscere l’endometriosi. Il dolore è il primo sintomo, l’infertilità una delle possibili conseguenze. Stiamo parlando dell’endometriosi una malattia molto diffusa ma poco nota alle donne che considerano in un certo senso, la sofferenza una condizione “normale”, mentre invece quei dolori pelvici addominali, quelle mestruazioni abbondanti e molto dolorose ed i rapporti sessuali dolorosi sono dei campanelli d’allarme che non si dovrebbero sottovalutare.

L’endometriosi colpisce tre milioni di donne solo in Italia, circa una su otto ma nella fascia di età 29-39 anni ne è affetta una su due. In poche sanno di essere malate, tanto che in media c’è un ritardo di nove anni tra la comparsa dei primi sintomi e la diagnosi. Per questo il Ministero della Salute, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma, ha varato una campagna di comunicazione, dal titolo “Quello che non so di me“, per favorire una conoscenza migliore dei sintomi dell’endometriosi, per stimolare il ricorso al medico di fiducia e per prevenire tutti i rischi collegati a questa malattia.

foto-dolori-endometriosiMa che cos’è l’endometriosi? L’endometriosi avviene quando il tessuto di rivestimento dell’interno dell’utero, chiamato endometrio, inizia a riprodursi in modo esagerato non solo nella parete interna dell’utero ma anche intorno alle tube, alle ovaie, nella vulva e perfino nella parte terminale dell’intestino. Esso, per un motivo inspiegabile, tende a formare delle cisti, alcune anche di grandi dimensioni e, poiché è soggetto alle variazioni ormonali mensili, può dar luogo agli stessi disturbi legati alle mestruazioni in forma molto più intensa. Tra le conseguenze dell’endometriosi, quella più importante per un’aspirante mamma, è rappresentata dall’infertilità: la presenza del tessuto e delle cisti negli organi riproduttivi può infatti, ostacolare il concepimento. La cosa strana è che se la donna rimane incinta, l’organismo si “autocura”, perché, forse per l’assenza di ciclo, i disturbi sembrano attenuarsi fino a sparire del tutto.

La causa dello sviluppo dell’endometriosi, non è stata ancora chiarita, si sa che sono a rischio le donne con emorragie mestruali prolungate o con cicli abbreviati e ravvicinati. Ma si è recentemente scoperto che alcune sostanze inquinanti, come ad esempio la diossina, o le plastiche, delle vernici e dei pesticidi, a contatto con l’organismo femminile possono far insorgere il disturbo.

foto-endometriosi“Quello che non so di me”: la nuova campagna per conoscere l’endometriosi. Per attenuare i fastidi come i dolori intensi, si possono assumere analgesici e antinfiammatori. Purtroppo non basta: la pillola è reputata un farmaco idoneo, ma solamente perché blocca l’ovulazione e impedisce i mutamenti ormonali. Se fino a poco tempo fa, in ogni caso, ci si doveva operare , ora sono in corso di sperimentazione dei farmaci idonei, ma per ora i ginecologi preferiscono prescrivere un insieme di farmaci con vari principi attivi combinati , come il danazolo e gli estroprogestinici per ridurre i fastidi.  L’unica soluzione valida ad ora per risolvere il problema alla radice è quella di operare in via laparoscopica: il chirurgo procederà con la rimozione del tessuto in eccesso. L’unica terapia valida è quella della tempestiva diagnosi, perché più si aspetta, più tessuto il chirurgo deve estirpare e più rischi ci sono per la fertilità. Per questo, i controlli regolari dal ginecologo , sono indubbiamente un valido aiuto.

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di Elisabetta Coni

 


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