Raccolta e conservazione delle cellule staminali cordonali

Mar 03, 16 Raccolta e conservazione delle cellule staminali cordonali

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente

L’argomento raccolta e conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale può sollevare alcuni dubbi in coloro che sono in attesa di un bimbo, poiché legittimamente potrebbero chiedersi se queste procedure possano causare dolore nel nascituro, o se siano completamente sicure.
Per rassicurare i genitori va chiarito che la raccolta del sangue del cordone ombelicale, durante il parto, avviene in modo non solo indolore, ma anche con procedure sicure sia per la neomamma sia per il bimbo.
foto-conservazione-cellule-staminaliProfessionisti del settore altamente qualificati utilizzeranno un ago di grosso calibro tramite cui preleveranno dalla vena ombelicale il sangue cordonale e lo trasferiranno dentro una sacca ematica contenente un anticoagulante. Il campione di sangue cordonale raccolto sarà sottoposto ad alcuni specifici esami ematologici volti a misurare determinati valori come la cellularità e il volume, l’eventuale presenza di batteri o altri agenti contaminanti che potrebbero invalidare la conservazione.
Dopo aver svolto le analisi, il campione di sangue cordonale dovrà subire una serie di trattamenti quali, ad esempio, la possibile eliminazione della sua parte plasmatica o dei globuli rossi. Questi trattamenti sono necessari per la crioconservazione che avviene entro biocontainers a una temperatura di -196° (si usa azoto liquido o azoto aeriforme per raggiungere questa temperatura). Per impedire che si formi del ghiaccio, viene aggiunto al campione di sangue cordonale un agente con proprietà crioprotettive, di solito il dimetilsolfossido al 10% (DMSO)[1].
I biocontainers si trovano all’interno di stanze provviste di sistemi di allarme in grado di percepire e segnalare eventuali variazioni della temperatura all’interno dei biocontainers stessi. Un cambiamento della temperatura potrebbe mettere a rischio l’intero processo di conservazione. I biocontainers hanno spesso a disposizione (come altra precauzione) una seconda fonte di azoto che sarà rilasciata immediatamente in caso dovesse verificarsi un black out o qualunque altro tipo di avaria.
Il periodo di conservazione delle cellule staminali, grazie a questi processi, è molto lungo. Secondo recenti studi si è calcolato che le cellule staminali del cordone ombelicale possano essere crioconservate per più di 20 anni, senza perdere le loro proprietà come la vitalità, la capacità di proliferare, e la capacità di differenziarsi[2,3].
Una ricerca sperimentale ha mostrato come cellule staminali cordonali, con più di 20 anni d’età, trapiantate in un modello murino, siano state in grado di ripopolare il midollo osseo dell’animale; non solo, dopo sei mesi dal trapianto sono state capaci di ripopolare anche un secondo midollo osseo animale[3].
La scienza ha ottenuto dei risultati straordinari che devono far riflettere sull’importanza di conservare il cordone ombelicale per il bene delle proprie famiglie e dei propri figli.
Per maggiori informazioni: www.sorgente.com

Note Bibliografiche

  1. Moise, K.J., Jr., Umbilical cord stem cells. Obstet Gynecol, 2005. 106(6): p. 1393-407.
  2. Broxmeyer, H.E., et al., Hematopoietic stem/progenitor cells, generation of induced pluripotent stem cells, and isolation of endothelial progenitors from 21- to 23.5-year cryopreserved cord blood. Blood. 117(18): p. 4773-7.
  3. Broxmeyer, H.E., Cord blood hematopoietic stem cell transplantation in StemBook, T.S.C.R. Community, Editor. May 26, 2010.


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