Tradimento: se accade durante la procreazione assistita?

Giu 18, 13 Tradimento: se accade durante la procreazione assistita?

“Che sia l’amore tutto ciò che esiste, è ciò che noi sappiamo dell’amore” scriveva la sensibilissima Emily Dickinson nel lontano Ottocento. Al giorno d’oggi forse non è più così scontato ritenere l’amore di coppia il tutto che esiste e ci completa, semmai la parte di quel tutto che potrebbe completarci ma spesso ci lascia a metà, spezzati, a tal punto da relegarlo non più al vertice della piramide dei sentimenti, ma ai piedi di essa.

Sarà che le belle favole alla Walt Disney dove lui e lei si scambiano reciprocamente giuramenti e promesse eterne, non convincono più, poichè destinate ad esaurirsi nel tempo o, peggio ancora, ad essere rinnegate. “Si inizia con Sei la metà che ho rincorso per una vita intera; Fidati, non ci lasceremo mai; Ti starò accanto nella buona e nella cattiva sorte” per poi terminare nella celebrazione dei più spinosi e drammatici epiloghi.

foto-fecondazione-.Ecco, questo è ciò che in parte succede (per fortuna non a tutti o a tutte) nella vita a due (matrimoniale e non) quando un meccanismo salta, s’inceppa, non funziona, anche se le apparenze vogliono dimostrare il contrario: incontro, idillio, amore, tradimento, rancore, odio, fine del rapporto.

Ed è proprio di tradimento che vorrei parlarvi oggi, riportando un caso (purtroppo non si tratta dell’unico) in cui una donna viene tradita dal proprio compagno, mentre tenta la fecondazione assistita.

Sappiamo quanto il momento della gravidanza sia delicato per una futura mamma, specialmente a livello emotivo. Quando poi ciò non avviene, o si fatica a rimanere incinte, il tutto irrimediabilmente si complica e al di sopra di ogni altro, vorremo accanto a noi l’uomo che ci ha promesso amore eterno, il probabile padre dei nostri figli. È forse chiedere troppo?

A voi l’ardua sentenza. Questa che vi propongo è la storia di Marta.

«Non riuscivo a rimanere incinta del mio compagno: ho persino lasciato il lavoro, dando al colpa allo stress. Dopo essermi rivolta a molti medici, ho iniziato il percorso della fecondazione assistita, sottoponendomi a pesanti cure ormonali. Ho fatto tre tentativi, interminabili. Tre insuccessi che hanno messo a dura prova serenità, salute ed equilibrio. Finchè ho scoperto che, in tutto quel periodo, il mio compagno mi aveva tradito con un’altra donna. Ne sono venuta a conoscenza nel modo più classico, attraverso un sms. Da lì è nata un’indagine più approfondita che ha portato alla confessione. Avendo condiviso con il mio compagno un’esperienza estenuante come la procreazione assistita, mi sento profondamente umiliata e le chiedo se, legalmente, posso agire contro quest’uomo che mi ha rovinato, davvero, la vita».

Di fronte al dramma vissuto dalla protagonista della storia, appare legittimo volersi almeno tutelare, ed è quello che Marta fa rivolgendosi alla dott.ssa Laura Logli, esperta in Diritto di Famiglia.

La risposta dell’avvocato però non appare tra le più confortanti: «[…] le ragioni del comportamento di un partner non contano, il dolore di un caso come il suo è sicuramente incommensurabile. Lei mi chiede giustizia e io, purtroppo, devo dirle che la giustizia nel nostro Paese molto spesso non la capisco». E nemmeno noi, la capiamo, aggiungerei. L’esperta prosegue riportando l’esito di un caso molto simile a quello di Marta, accaduto a Genova, dove il Tribunale ha negato il risarcimento del danno ad una donna, compagna di un uomo che intratteneva una relazione con l’amante, mentre lei si stava sottoponendo alla fecondazione assistita: «[…] La sintesi della decisione ligure? foto-giustiziaCategorica: in una situazione come questa non c’è danno perché i trattamenti, cui la donna si era volontariamente sottoposta, avevano finalità terapeutiche, dunque non si configura una situazione lesiva della salute. Eppure la donna che si era rivolta al tribunale non aveva lamentato un danno biologico, ma un pregiudizio morale. Nella sentenza si legge soltanto un rimprovero morale per quell’uomo. “Per di più, i giudici hanno sottolineato che la sua condotta non è antigiuridica, poiché la convivenza sfugge, per sua natura, alle maglie della legge».

Come sempre, la giustizia italiana non smette di sorprenderci. A noi non resta che prenderne atto, conservando questa testimonianza come vademecum prezioso per il futuro, facendo attenzione a chi ci scegliamo come compagno nella vita, poiché, come affermò il buon Sartre, “è vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei”

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[intervista tratta liberamente da Gioia! Amore e guerra – rivista settimanale del 22/6/2013, n° 24]

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di Stefania Nardi


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