Affidamento minorile come sequestro di Stato

Giu 13, 13 Affidamento minorile come sequestro di Stato

Secondo una recente inchiesta italiana pubblicata da Panorama, si conta che in Italia sono oltre 32mila i bambini che vengono sottratti alle famiglie. Sottrazioni, che paradossalmente, secondo quanto sostiene il quotidiano, possono essere definiti “sequestri di Stato”. Ebbene si … “sequestri di Stato”, dietro i quali, sembrano esserci case famiglia, spesso cattoliche, i servizi sociali ed il tribunale dei minori. Dulcis in fundo … tantissimi soldi.

Il presidente Paccagnella, della Federcontribuenti fa sapere  “Stiamo trattando con dei parlamentari per portare questa denuncia in parlamento, luogo dove ogni argomento dovrebbe trovare spazio.” ma tiene a precisare “Sugli affidamenti e relative elargizioni da parte dello Stato sono categorico: ogni storia familiare, quando non si è in presenza di prove schiaccianti di violenza o abusi, va studiata in maniera più approfondita e ove si presenta la famiglia in stato di indigenza economica, le risorse economiche vanno assegnate alla stessa per far si che possano recuperare la propria posizione nella società continuando a crescere i propri figli”, questo sicuramente recherebbe meno danno ai contribuenti e soprattutto non sarebbe più necessario assistere a scene strazianti di allontanamenti fatti con la forza.

foto-sequestro-statoSempre dalla Federcontribuenti si viene quindi a conoscenza, che in media una famiglia composta da due adulti e due bambini può vivere con circa 1200 euro al mese. Il costo di ogni bambino messo in un istituto invece, come anche da “Repubblica”, è di ben 3.000,00 euro mensili. Una vera e propria indagine quella che è stata condotta, su questo giro di vite, nata da una lettera anonima che federcontribuenti ha ricevuto. La lettera inizia con questa frase emblematica: “I fiori migliori devono essere dati a Dio, quindi i Suoi figli devono essere dati alla chiesa. Aiutateci”.

Nell’indagine l’associazione dei contribuenti, entra a conoscenza di un fenomeno inquietante, che sembra essere fatto di compiacimenti tra tribunali, uffici comunali e case famiglia. Pare entri persino a conoscenza di forum di famiglie a cui è stato tolto un minore, con pubblicate foto che ritraggono bambini brutalmente sottratti, di sentenze, di atti, di documenti. Emergono casi di case famiglie che accolgono madri sole con bambini, che in realtà venivano vessate in ogni modo per costringerle ad abbandonare i propri figli. Molti di questi bambini, pare quindi vengano dati in affidamento a famiglie e aspiranti genitori, ma quanti di loro sanno realmente cosa c’è sotto? Casi che pare vadano ben oltre l’affidamento temporaneo

Ma cosa c’è di vero in tutta questa storia? Non si sa molto a dire il vero, e ciò che è peggio … a quanto pare, sembra che nessuno stia indagando …

foto-famigliaIl settimanalePanoramaprecisa quindi, che il 14% dei bambini presenti negli istituti è straniero e che sono ben 17mila i bambini dati in affidamento.

Insomma … sembra che basti davvero poco per dar vita ad un cosiddetto “sequestro di Stato”, un disegno che pare essere quindi frutto di semplice fantasia … di un litigio, nulla di più … ma è davvero così? E’ davvero possibile accada tutto ciò? Che nella realtà … siano tolti quindi senza un reale motivo bambini alle famiglie di appartenza e dati magari alla fine in adozione?

Un fenomeno, che è doveroso precisare, come da Federcontribuenti, al momento vede solo una denuncia fatta a Napoli, in cui risultano indagate diverse persone tra appartenenti a case famiglia e servizi sociali, la motivazione è subito data: permanenza nella case famiglia senza ragione.

L’unica cosa che ci si può auspicare è quindi che le indagini avvengano quanto prima – se già non sono infatto – e che facciano la doverosa chiarezza, evitando di fare in questo delicato argomento “di tutta un’erba un fascio” rispetto a tutti coloro che quotidianamente lavorano seriamente, con impegno, amore e dedizione con questi bimbi e queste famiglie particolari, evitando di fare ulteriori danni a bambini innocenti.

Per chi desidera leggere l’intera intervista di Panorama, cliccando qui e collegandosi al blog dell’avvocato Tiziano Solignani, è possibile nel primo post intitolato “Sequestri di Stato ovvero quando i figli vengono sottratti alle famiglie”, scaricare l’intero articolo.

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di Anna Chianese


9 Comments

  1. alessandra /

    Gentile Anna,vorrei fare una piccola riflessione dopo aver letto il Suo articolo. Sono un’educatrice e lavoro da anni in una comunità residenziale per adolescenti e in una comunità protetta per donne maltrattate con figli. Io credo che molti fattori negativi possano essere commessi nell’ambito da Lei messo in luce (la lentezza burocratica spesso rallenta la progettualità educativa e a volte non è così semplice trovare le soluzioni migliori a situazioni familiari delicate). Vorrei però sottolineare come una eventuale situazione di indigenza economica non sia motivo sufficiente a decretare un allontanamento del minore dalla sua famiglia d’origine. In questi casi infatti la scelta risolutiva cade sulla ricerca di strumenti che possano permettere al nucleo di veder soddisfatte le proprie esigenze (avere un alloggio sicuro e trovare un lavoro, per esempio). L’affido è temporaneo e non equivale ad una adozione. Le comunità o case alloggio non sono fabbriche di soldi. Io parlo del contesto in cui lavoro e porto la mia esperienza ben sapendo che, come in tutti gli ambienti, possono esistere casi di “lavori fatti male” o di operatori poco professionali. Sono la prima a scandalizzarmi per queste possibili mancanze visto il delicato campo in cui avvengono. Da qui a considerare qualcosa di molto losco tutte le comunità mi pare ridicolo. Le famiglie che si aprono all’affido compiono percorsi approfonditi sia a livello di coppia sia a livello di nucleo (spesso si tratta di coppie con figli naturali). Le famiglie d’origine non scompaiono: noi abbiamo regolari rapporti con madri e padri di ragazzi affidati ai servizi sociali. Questi genitori chiedono aiuto e hanno il diritto di essere ascoltati e il dovere di mettere in campo tutte le loro risorse per poter garantire ai loro figli una vita disgnitosa. Il mondo sociale sta sperimentando nuove forme di solidarietà attuando progetti di co-housing, progettando villaggi solidali e cercando di sensibilizzare i territori. Dai vecchi istituti/orfanotrofi siamo passati alle comunità alloggio e da queste in poi la via è sempre perfettibile. Questo mi sembra il segno di un’apertura mentale verso la riflessione su ciò che è buono e necessario per rispondere ai bisogni emergenti. Le storie dei nostri ragazzi sono fatte di fragilità ma anche di risorse potenziali che vanno stimolate, sostenute, incoraggiate. Ci vuole molta pazienza, vicinanza, tenacia. Sempre più spesso la coppia genitoriale “salta” per grossi problemi legati all’abuso di alcool e droga; spesso le dinamiche familiari sono invece segnate da storie di povertà culturale o disturbi psichici. Io sono orgogliosa del mio lavoro e dei miei ragazzi ai quali auguro di diventare adulti responsabili in grado di decidere con la propria testa e capaci di guardare oltre la sofferenza e le difficoltà.
    Alessandra

    • admin /

      Buongiorno Alessandra,
      grazie anzitutto dell’attenzione prestata al mio articolo e del suo commento.
      Dalle sua parole si evince chiaramente il suo grande amore per il suo lavoro e per i suoi ragazzi e sono certa che come lei, tante altre persone lavorano seriamente, con passione ed impegno, con bambini e famiglie che vivono situazioni delicate e mi spiace sinceramente se ho dato l’idea di fare, come si suol dire “di tutta l’erba un fascio”, non era sinceramente mia intenzione.
      Mi premeva invece mettere luce su quest’indagine italiana, pubblicata peraltro anche su Panorama e Repubblica e in particolare sulle parole del Presidente Paccagnella di Federconsumatori, che riporto, fa fatto sapere “Stiamo trattando con dei parlamentari per portare questa denuncia in parlamento”: parole importanti e dati allarmanti – a mio avviso, se mi permette – considerando che si tratta di famiglie e minori, peraltro in contesti particolari, che come ha detto lei, hanno bisogno di essere stimolate, sostenute, incoraggiate.
      Detto questo, come in sul finire del mio articolo, al momento, sottolineo, esserci solo una denuncia fatta a Napoli e sono certa che a parte questo caso, sia nella bella Napoli, che in tutto il resto del nostro Belpaese, vi siano persone preparate come lei, che con sentimento e dedizione, hanno reso possibile il passaggio, come da sue parole, dai vecchi istituti/orfanotrofi alle nuove comunità alloggio, dalle quali, si andrà ancora migliorando.
      Sperando ci continui sempre a seguire … le auguro una buona giornata.
      Anna

  2. alessandra /

    Sono io a ringraziarla per la sua risposta. Credo che un chiarimento a livello parlamentare sia più che mai necessario soprattutto per evitare speculazioni e fraintendimenti. Mi lascia perplessa la possibilità che dei minori vengano inseriti in una comunità per questioni che non siano legate a comprovate situazioni di maltrattamento grave e incuria o abusi. I comuni italiani hanno infatti sempre meno fondi da destinare al sociale per cui spesso vengono evitate scelte etreme anche a fronte di fatiche finanziare nel poter gestire progetti di residenzialità. Quando riaprono le scuole sentiamo parlare del pesante disagio che molti alunni diversamente abili sperimentano in quanto si ritrovano con assistenze educative inesistenti o quasi. I comuni faticano a gestire economicamente queste necessità insieme a tante altre. Io credo che una giusta indagine parlamentare debba trovare anche un rimedio a questi mancati fondi che non permettono azioni di prevenzione e tutela. Le situazioni “estreme” (inserimento del minore in comunità, affido) potrebbero essere evitate, almeno nei casi meno compromessi, grazie ad efficaci interventi a sostegno della genitorialità: percorsi psicologici individuali, colloqui con operatori sociali, assistenza educativa domiciliare sono solo alcuni dei possibili strumenti attraverso i quali monitorare la situazione di una famiglia in difficoltà. Purtroppo spesso questi interventi non vengono attuati e la situazione di disagio non può che peggiorare, esplodendo. Che ci siano casi nei quali i minori vengano allontanati dalla famiglia d’origine e accolti direttamente in una famiglia affidataria non posso dire nulla, per quel che riguarda la mia esperienza, visto che posso solo vedere, eventualmente, il passaggio dalla struttura residenziale alla famiglia d’affido. Per quel che riguarda la mia esperienza in comunità ho visto accoglienze di minori con storie legate ad abuso e maltrattamento o legate a disagi psichici (anche del minore stesso). In mezzo a tanta sofferenza per fortuna ci sono le belle notizie. Due delle minori delle quali ci occupiamo attualmente rientreranno nelle loro famiglie nelle prossime settimane. Segno che, dove c’è margine di lavoro e recupero delle risorse personali dei soggetti coinvolti, la possibilità di tornare a star bene esiste. Cordialmente, Alessandra

    • admin /

      Buongiorno Alessandra,
      davvero una bellissima notizia, quella che apprendo dalle sue parole e che, fermo restando il discorso del doveroso chiarimento a livello parlamentare, come dice lei, è segno che dove c’è margine di lavoro e recupero delle risorse personali dei soggetti coinvolti, esiste indubbiamente, la possibilità di tornare a star bene ma soprattutto, se posso aggiungere è segno di speranza, per tutte le famiglie ed i bambini con storie delicate e segno per tutti, che esistono davvero persone qualificate, come lei ed i suoi colleghi e collaboratori, che quotidianamente lavorano con passione e dedizione, con queste delicate e quanto mai difficili situazioni.
      Ringraziandola a nome mio, della nostra redazione – e credo indubbiamente anche da parte di tutti i nostri lettori – del suo lavoro ed impegno quotidiano, le confesso che è stato un vero piacere poter scambiare “quattro chiacchiere” con lei.
      Cordiali saluti.

      Anna

    • Linda /

      A molti di voi sfugge che i Comuni chiedono la compartecipazione al pagamento della retta ai genitori dei figli collocati in comunità secondo parametri stabiliti dai regolamenti attuativi delle normative in campo sociale e sanitario stabilite dalla Regione sulla base della legge 8 novembre 2000 n.328.
      Fra le tante vi invito a leggere il testo della Sentenza n.22909 dell’11/11/2010 della Suprema Corte di Cassazione…
      I Comuni sono tenuti solo ad anticipare per poi recuperare in parte o integralmente.
      La retta rimane a carico dell’Ente solo quando la famiglia è indigente.
      Spesso i Servizi competenti invitano i genitori a firmare in bianco alla fine di incontri di verifica per acquisire il consenso al collocamento del minore e far passare l’intervento come se effettuato su domanda.

  3. paolo /

    Gentile Anna,
    mi sembra che quanto scritto, in sede di commento, dalla lettrice Alessandra rappresenti un’ottima replica.

    Occorre molta pazienza, da un lato per sfatare luoghi comuni e, dall’altro, per non spegnere la luce sui casi in cui davvero l’accoglienza mostra falle o, peggio ancora, corruttele.

    Chi sostiene la tesi che, in sostanza, si evince dall’articolo (penso all’associazione Adiantum, che l’ha esplicitata altrove in più di una circostanza) ritiene esista un sistema generalizzato all’insegna della corruzione nel ‘triangolo’ Tdm-servizi sociali-comunità di accoglienza.

    Sostenere tale tesi è ben azzardato, perché mi sfugge dove possa risiedere la ‘cupola’ di un sistema del genere (tanto più che è facilmente verificabile, al contrario, la totale parcellizzazione e spesso incomunicabilità nei rapporti tra enti giudiziari ed enti pubblici locali e tra questi e le strutture, diversissime tra loro: incomunicabilità pagata dai minori per effetto del caos che si genera…).

    Ma se anche il sistema corrotto non fosse generalizzato (e allora però sarebbe grave e colpevole aver sostenuto quella tesi, in quanto venata di demagogia e populismo) vorrebbe dire che uno, due, tre o dieci presidenti di Tdm o giudici togati o onorari sarebbero pronti a prendere mazzette da qualche struttura di accoglienza.

    Bene, anzi, male. Allora, però, mi chiedo: perché non si è fatta largo la prassi, tra coloro che denunciano la sottrazione di un figlio, di rivolgersi alla magistratura ordinaria con uno straccio di prova o semi-prova? Attraverso intercettazioni ambientali o telefoniche non sarebbe poi così complicato risalire a corrotti e corruttori.

    Non mi è sfuggito che lei stessa, Anna, dà conto invece di un’unica inchiesta aperta in Italia, nella fattispecie a Napoli. E tra i ‘denunciatori’ di professione si preferisce spesso sparare nel mucchio.

    Peraltro, quando – nell’estate 2011 – la magistratura recapitò avvisi di garanzia a svariate case famiglia e ad alcuni esponenti politici degli enti locali del basso Lazio (con parecchi, successivi rinvii a giudizio) per il mercimonio umano attorno ai profughi e ‘clandestini’ sbarcati a Lampedusa e spediti dal governo in strutture di accoglienza fatiscenti (e che avrebbero incassato oltre 40 euro al giorno per ogni utente senza fornire loro – recita l’accusa – servizi igienici e di accoglienza minimi) non mi pare proprio che la magistratura abbia chiuso orecchie e occhi di fronte a quella realtà spaventosa. E dire che si trattava addirittura di ‘poveracci’, che avrebbero potuto alimentare tranquillamente, loro malgrado, corruttele di ogni genere senza suscitare l’attenzione di alcuno.

    Quando leggo di generiche denunce del ‘sistema corrotto’ sento invece soltanto parlare di presunti abusi subiti da famiglie ‘per bene’ a cui il ‘sistema’ godrebbe a togliere figli… tanto è vero che l’inchiesta succitata è rimasta confinata a dispacci di agenzia che non si è filato nessuno.

    E ancora. Siamo certi che sia così facile veder ‘tolto’ il bambino ad una coppia in Italia? A me pare accada il contrario. Mi pare che i servizi sociali, vuoi per inerzia, vuoi per superlavoro, facciano una fatica terribile a seguire financo i casi ‘difficili’ che hanno in carico. E stiamo comunque parlando di maltrattamenti gravi, incuria grave o abusi.

    Se davvero ad una famiglia hanno tolto il figlio senza una di queste tre motivazioni, non dovrebbe essere così difficile rivolgersi alla magistratura e denunciare un fatto che non esito a definire gravissimo.

    Tornando all’inadeguatezza operativa dei servizi sociali (per difetto e non per eccesso) penso alla situazione vissuta dai cittadini di alcune realtà.

    Secondo la discutibilissima norma secondo cui il numero di addetti ai servizi sociali è definito ‘per abitante’ e non sulla base di reali difficoltà accertate nella ‘gestione sociale’ del territorio, può accadere che alcune cittadine del Belpaese (riconosciute magari come immense periferie urbane) abbiano lo stesso numero di assistenti sociali e psicologi di una cittadina-modello, omogenea alla precedente solo per numero di abitanti in quella porzione di territorio. Con gli operatori sociali che non sanno ‘a chi dare i resti’, come si dice a Roma, e talvolta (so per esperienza) perdono di vista alcuni fascicoli perché ritenuti secondari, sfuggendo perciò all’attenzione.

    E magari stiamo parlando di fascicoli che riguardano bimbi Rom di 7 anni, per i quali è la struttura di accoglienza che li ospita a richiedere attenzioni affinché venga presa in esame l’ipotesi di aprire (prima o poi!!) la procedura pre-adottiva, dopo aver svolto le indagini di rito (non ancora avviate, dopo quasi un anno!!!) con i servizi sociali del Paese di provenienza (come la legge prescrive).

    E chi ha adottato bimbi o li ha in affido sa bene che cosa possa significare per quel minore subire la perdita di tanto tempo prezioso, al fine di trovare una famiglia pronta ad accoglierli. Tanto più con l’avanzare dell’età, che in quanto tale rende più difficile l’avvio di una procedura preadottiva.

    Ma qui stiamo parlando di intollerabili burocrazie, e non di corruzione.

    Va aggiunto, come sosteneva la lettrice Alessandra, che i Comuni spesso non hanno soldi per pagare le rette dei bambini ospitati nelle strutture, e tendono perciò a rimandarli a casa, anche in situazioni difficili, piuttosto che viceversa. Dove sta dunque la convenienza dei comuni ad ‘oliare’ quel sistema corrotto? La convenienza può averla la casa famiglia vattelapesca: ‘caro comune, io ti pago la mazzetta e tu mi mandi il minore facendolo strappare alla madre’. Ok. Poi però il comune come la paga la retta? Le cronache sono piene di tagli ai servizi pubblici locali, anche più urgenti rispetto a quelli di cui stiamo parlando, a causa della drastica riduzione delle rimesse fiscali dallo Stato agli enti locali.

    Il discorso della sottrazione indebita di minori, piuttosto, potrebbe riguardare alcuni (o tanti, non saprei) casi di bimbi Rom. Magari riguarda anche quel bimbo di 7 anni, trovato ad un semaforo a chiedere l’elemosina col ‘nonno’.

    Perché gli sgomberi o gli atti che riguardano quel popolo sono spesso intrisi di ignoranza xenofobica, discriminazione sociale e desiderio di lucrare sulla pelle dei ‘paria’ della nostra società (hanno idea i lettori del suo blog di quanto costi uno sgombero e di quanti ci possano guadagnare sopra?). Con l’avallo dei cittadini ‘per bene’ che abitano più o meno vicino ai campi e che non si rendono conto di quanto sarebbe più conveniente (oltre che civile) investire su politiche di inclusione sociale: costerebbe molto meno ai comuni e alle tasche dei contribuenti e… non verrebbero strappati minori alle loro madri!! (minori che non difende nessuno, in questo caso).

    E allora occorrerebbe chiedersi: perché verso le famiglie davvero deboli non esiste il ‘controllo sociale’ che, ad esempio, ha alimentato l’accanimento mediatico (appoggiato dalla sinistra femminista) sul caso di Cittadella o che alimenta l’accanimento (appoggiato dalla destra maschilista) da parte di qualche associazione di padri separati?

    Ad ogni sgombero di rom, invece, è più che lecito supporre corrisponda un affidamento ai servizi sociali di minori, con o senza madri, senza che sia stata effettuata il più delle volte una ricerca sufficientemente approfondita in merito allo stato di salute sociale di quella famiglia, seppur domiciliata in un campo disagevole.

    Credo, insomma, che bisognerebbe riflettere su tutti questi aspetti con amor di verità e senza difendere interessi che, a me pare, talvolta appaiono di natura lobbistica, benché i loro portavoce si scaglino a loro volta contro una presunta e gigantesca ‘lobby’.

    Saluti.

    • admin /

      Buona sera Paolo,
      grazie anzitutto del suo commento. Allora, nel mio articolo personalmente o a nome del sito non ho sostenuto alcuna tesi ma mi sono semplicemente limitata a riportare una notizia pubblicata sul sito di Federcontribuenti che faceva riferimento ad un’indagine pubblicata su Panorama.
      I dati, le frasi ed i fatti che lei contesta nel suo commento, li può trovare nelle fonti che le ho citato e che ho riportato nel mio articolo sottolineando, non essere la verità assoluta ma quanto pubblicato su quelle testate.
      Ed è proprio a loro caro signore, che la invito a girare il suo autorevole commento, perchè per quanto mi riguarda col mio articolo ho semplicemente inteso informare i nostri lettori di questa realtà triste e sconcertante che ci viene rappresenatata … una realtà “da non credere”, riguardo alla quale personalmente, come detto anche alla nostra lettrice Alessandra, ritengo sia necessario un doveroso chiarimento a livello parlamentare, cosa che come dalle parole del Presidente Paccagnella di Federconsumatori sembra che si stia facendo.
      Quanto alla mia personale opinione, che è l’unica parte “di mio” che ho espresso nell’articolo, le posso dire che auspico, le indagini avvengano quanto prima – se già non sono in atto – e che facciano chiarezza, evitando di fare in questo delicatissimo argomento “di tutta un’erba un fascio”, perchè sono indubbiamente tanti coloro che quotidianamente come la nostra lettrice Alessandra, lavorano seriamente, con impegno, amore e dedizione con questi bimbi e queste famiglie particolari.
      Ringraziandola per il tempo concessomi, le porgo i miei migliori saluti. Anna

  4. Salve,
    l’articolo da voi redatto è quantomai vicino alla Verità di questo fenomeno. Sono 5 anni che aspettavo che se ne parlasse così tanto. Mio figlio è sparito nelle mani di chissà quale “gestione” dopo aver confessato pedofilia su di lui da parte di soggetti istituzionali. Da allora indago sul fenomeno, di certo molto meglio di quello che fanno le istituzioni.

    La cricca, come la chiamo, è composta da alcuni assistenti sociali, alcuni giudici di Tribunale per Minorenni (TdM) e, ovviamente, l’asservimento delle forze dell’ ordine, in questo caso deviate. Quando li ho denunciati mi hanno anche intimidito. Il primo passo è quello di preparare un “provvedimento provvisorio” (in realtà eterno) pieno di menzogne di ogni genere, veri e propri atti diffamatori e inquisitori verso la famiglia in questione, spesso attivati da “lettere anonime”, alle quali non dovrebbero dar alcun conto. Frasi tipo “la casa è sporca”, “i genitori non sono idonei”, “lavorano troppo” oppure “troppo poco” , sono “aggressivi, vittimisti” , come scrisse in atti un giudice allo scrivente, e molto altro. Scatta il blitz, con una decina di operatori, che io chiamo “pedine” del sistema. Da quel giorno il bambino sparisce e nessuno più convoca nessuno, anche se la legge prevede ben altro. Passano mesi e uno si illude che giunga una lettera da parte del SS o dal Tribunale. In molti casi il bambino è già stato affidato a terzi o addirittura adottato, cambiandogli nome e cognome persino. Tutto questo è retto da leggi amministrative: il TdM ha competenze penali e civili soltanto per reati minorili, mentre l’intero teatrino degli affidi e delle adozioni è di natura amministrativa, il che esula dal Diritto. Per questo esiste un dl in discussione, gestito dalla Casellati, per la totale abolizione dei TdM a favore di Tribunali della Famiglia, presso quelli Ordinari.
    Come avrete capito c’è la totale assenza di contraddittorio e di diritto alla difesa, dal momento che il TdM usa l’articolo 403, che prevede l’intervento immediato in caso di abbandono di minore, quello che cercano di dimostrare con le mille menzogne in atti. Ma spesso tradendosi per l’assurdità stessa delle frasi usate.
    La quasi totalità dei bambini finisce in mani cattoliche o comunque laico-religiose. Persino in un caso l’appartamento, non autorizzato, era nelle mani dell’ imam ismaelita di Genova! In un altro caso due bambini sono stati ospitati in un convento di suore di clausura!
    Sfido chiunque a dire il contrario: questo è un traffico enorme dietro il quale ci sono pronti fondi di banche, comuni, Province, e anche alcune Fondazioni. Il Tutto è collegato sapientemente con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dove risiede il Centro Adozioni Internazionali, nel sui sito è possibile trovare elenchi di “enti” onlus preposti alla cura dell’ adozione, con tariffari che arrivano anche a 12mila euro per un bambino cinese!
    Sicché molti bambini italiani spariscono all’estero mentre molti bambini esteri finiscono in “case famiglia” con nomi diversi da quelli originari.
    Concluso: un giorno per sfizio ho aperto un profilo su Facebook , dove io simulavo una bambina: in poche ore sono arrivate centinaia di richieste di amicizia da enti religiosi di tutto il mondo, nomi tipo Misericordia di Dio, della Madonna, Suore e Preti di ogni genere ed ordine!
    Chi vuole la Verità la raggiunge…facebook.com/Bambinisequestrati

    • admin /

      Buona sera Giuliano, grazie anzitutto dell’attenzione posta al nostro piccolo blog ed al nostro articolo. E proprio a riguardo del pezzo, mi sembra doveroso specificare, che il testo in questione si limita a riportare quanto espresso e rilevato dalla Federcontribuenti, da Panorama e da Repubblica, che alla data della redazione dell’articolo, rilevava comunque solo una denuncia fatta a Napoli. Una precisazione questa molto importante, senza nulla ovviamente togliere a quella che è la realtà dei fatti – che a quanto pare peraltro, voi conoscente indubbiamente meglio di noi – crediamo giusto, non fare “di tutta l’erba un fascio”! Auspicando di trovarvi concordi con noi, vi ringraziamo ancora e porgiamo distinti saluti.

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