Corte di Strasburgo: Italia bocciata per la legge sul parto in anonimato

Ott 08, 13 Corte di Strasburgo: Italia bocciata per la legge sul parto in anonimato

Corte di Strasburgo: Italia bocciata per la legge sul parto in anonimato. Novità dalla Corte Europea dei diritti umani, che boccia l’Italia per la legge 184 del 1983, in quanto non permette ai bambini di conoscere le origini genetiche e biologiche della propria madre.

Ebbene si, la legge che consente alle donne di partorire in forma anonima in ospedale, lasciando il proprio bambino, secondo la Corte Europea dei diritti umani deve essere modificata !

Una legge importante che da a quelle donne che per i più diversi motivi non intendono o non possono tenere con se il proprio bambino, la possibilità di lasciarlo in un posto sicuro, affidandolo a mani capaci e non di abbandonarlo in condizioni disumane in balia di pericoli per la sua stessa vita.

foto corte appelloUna legge che a dirla tutta da sola non è bastata ad evitare terribili casi di cronaca, che vedono protagonisti donne che appena dopo il parto hanno abbandonato – e ancora abbandonano – i neonati in luoghi non solo non idonei ma pericolosi al punto di far rischiar loro vita.

Una legge che comunque la Corte di Strasburgo condanna, in quanto, benchè garantisca il diritto alle madri di partorire in anonimato e lasciare il bambino in un ricovero sicuro, non garantisce al bambino, il diritto di conoscere la sua provenienza e le sue origini biologiche, che potrebbero essere per lui fondamentali in caso di malattie genetiche, che il bambino potrebbe sviluppare una volta cresciuto e che in generale, potrebbe richiedere un medico di fronte a qualsiasi malattia e/o problematica.

Per la Corte di Strasburgo per i diritti dell’Uomo si parla infatti dilesione del diritto alla vita” nei confronti dei bambini abbandonati e la modifica delle legge italiana è doverosa in quanto “a un figlio abbandonato o non riconosciuto dai genitori non può essere negato l’accesso a informazioni sulle proprie origini biologiche”.

Corte di Strasburgo: Italia bocciata per la legge sul parto in anonimato. Va detto comunque che il percorso ora doveroso per arrivare ad una modifica della legge non è molto semplice, in quanto, come dalle parole di Alberto Gambino, ordinario di diritto civile all’Università Europea di Roma:

foto-piedini-neonato“si parla di sbilanciamento tra due diritti, ma bisogna intendersi. Lo sbilanciamento ci può essere se siamo davanti a due beni dello stesso valore. In questo caso, invece, il diritto all’anonimato della madre partoriente si lega alla necessità di preservare il figlio che nasce. E ha quindi un peso maggiore rispetto al desiderio del figlio di conoscere l’identità della madre”.

Una possibile soluzione che si profila a risolvere la situazione” potrebbe essere comunque ad esempio:

“introdurre l’obbligo, per chi partorisce in anonimato, di consentire la mappatura del proprio DNA perché venga comunicato al figlio che ne abbia bisogno per ragioni di salute, o quantomeno consentire il ripensamento materno, sul modello francese”.

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di Mamma Melacotta


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