Incontinenza in gravidanza

Mar 04, 13 Incontinenza in gravidanza

Non si tratta di una burla, tantomeno di un’invenzione; purtroppo l’incontinenza è una complicazione che tende a riguardare non poche persone nell’arco della vita, toccando anche la maternità e, più precisamente, la fase della gravidanza. Ebbene sì, è riscontrato e assolutamente reale (dati statistici lo dimostrano) che almeno il 10% delle donne vive tale disturbo che può sicuramente tradursi in un fastidioso inconveniente, specialmente se si è in dolce attesa. Sensibile alla risata, ad un colpo di tosse fortuito o anche a semplici spostamenti di pesi che involontariamente materializzano il problema rendendolo concreto, la donna in gravidanza si trova a fronteggiare l’incubo incontinenza, la cui frequenza aumenta progressivamente, mano a mano che la gravidanza evolve.

È lecito chiedersi dunque, perché e quando si verifica il fenomeno?

foto incontinenza gravidanzaIl desiderio impellente o la difficoltà nel trattenere l’urina deriva da una condizione che la vescica non riesce più a gestire con la solita regolarità: proprio negli ultimi mesi che precedono il parto, l’utero aumenta di volume e questo genera una compressione sulla vescica, nonché un aggravio di peso su quei muscoli che compongono il cosiddetto pavimento pelvico, ovvero l’insieme di legamenti e tessuti muscolari residenti tra il pube e coccige. Inoltre, un altro fattore che contribuisce ad alimentare l’incontinenza urinaria è l’azione compiuta dal progesterone, ormone prodotto dalla placenta in quantità notevole in fase gestazionale e che concorre, come dire, a rilassare la muscolatura di quello che è il canale veicolante l’urina in uscita. Risulta facile dedurre quanto tutto ciò complichi (e non poco) il controllo dello stimolo che spinge alla minzione. Tendenzialmente è più facile che esso si verifichi nelle donne aventi alle spalle uno o più parti e che abbiano già sviluppato avvisaglie d’incontinenza nelle gravidanze pregresse: in questi casi, le perdite possono manifestarsi nei primi due trimestri gestazionali. Tuttavia non sono esenti le future mamme al primo bebè: parliamo di casi alquanto rari, ma anche queste ultime potrebbero incorrere a perdite involontarie di urina, a partire dal terzo trimestre, quando cioè la dimensione dell’utero è maggiore e anche il peso, nonché la pressione che esso esercita sulla vescica, è più forte.

Esistono in genere, due diverse tipologie d’incontinenza urinaria:

  1. foto incontinenza gravidanzaquella da urgenza o iperattività della vescica: l’organo si contrae più del necessario favorendo le perdite involontarie ed è tipica nei soggetti che soffrono di malattie urinarie (es. cistite acuta);
  2. quella da sforzo: un colpo di tosse, risate forti ed improvvise, sollevamenti di pesi possono scatenare le suddette perdite che in questo caso specifico sono favorite da un aumento improvviso della pressione nell’addome.

Prevenire e curare l’incontinenza si può, basta adottare i giusti accorgimenti, rieducare il proprio pavimento pelvico rafforzandolo con adeguati esercizi ginnici connessi, ad esempio, alla fisiochinesiterapia (da eseguire con attenzione, negli ultimi mesi della gravidanza e dopo il parto) e correggere alcune cattive abitudini, quali:

  • non sottoponente la zona pelvica e del basso addome ad una pressione eccesiva: bandite, evitate o delegate i lavori domestici che richiedono sforzi massicci (come, ad es. spostare mobili pesanti);
  • prestate attenzione alla linea: mantenere un peso equilibrato, aiuta a non indebolire il pavimento pelvico.
  • optate per un’alimentazione ricca di fibre accompagnata da una giusta assunzione di liquidi (almeno un litro e mezzo di acqua al giorno) e non dimenticatevi di fare un po’ di moto!

foto incontinenza gravidanzaCare mamme e neo mamme, non disperate perchè l’incontinenza, in linea di massima, dovrebbe scomparire al termine della gravidanza quindi, dopo il parto, non dovreste più avere a che fare con quella fastidiosa e imbarazzante sensazione di perdita d’urina! E se così non fosse? Che fare? Se vi accorgete che dopo quattro-sei settimane dal parto continuate ad accusare delle perdite e la ginnastica non si è rivelata uno strumento efficace o quantomeno sufficiente affinchè si dissolvano del tutto, consultate il medico, il quale con molta probabilità vi proporrà una tecnica nota col nome di bio-feedback: vengono inseriti nella vagina degli elettrodi che producono delle contrazioni volte a stimolare i muscoli del pavimento pelvico, rafforzandoli. Badate bene che questa tecnica può essere eseguita solo a parto avvenuto, non prima! Successivamente potrete riprendere la riabilitazione a casa, continuando da sole gli esercizi appresi durante la gravidanza.

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Di Stefania Nardi


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