L’affidamento condiviso torna all’esame del Parlamento

Lug 27, 13 L’affidamento condiviso torna all’esame del Parlamento

Un articolo del prof. Marino Maglietta fa il punto aggiornato sull’affidamento condiviso e sulle relative ipotesi di riforma. Sarà infatti depositata la prossima settimana alla Camera dei deputati una proposta di legge che intende portare a compimento il lungo percorso del ddl 957, esaminato dalla Commissione Giustizia del Senato nella scorsa Legislatura, al tempo stesso dandone una rilettura che tiene conto sia dei suggerimenti dati dagli esperti nel corso delle lunghe e accurate audizioni allora svolte, sia delle più recenti emergenze sociali.

La proposta ha come primo firmatario il vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, Alfonso Bonafede, facente parte del M5S, e trova adesione fra numerosi parlamentari sia dell’attuale maggioranza che dell’opposizione. Il compito di fare da relatrice si prevede sia assegnato ad Alessandra Moretti (PD), avvocato familiarista.

La proposta riaffronta il problema della mancata applicazione della legge sull’affidamento condiviso, che vede vanificati dalla prevalente giurisprudenza i diritti riconosciuti ai figli minori di genitori separati dalla riforma del 2006, benché indisponibili. Dovrebbe, pertanto, trovare concreto riconoscimento il diritto del minore a un rapporto effettivamenteequilibrato e continuativo” con ciascuno dei genitori, ospitato sia dall’uno che dall’altro come nella propria casa, e soprattutto l’attribuzione ad entrambi di compiti di cura, comprensivi della parte economica, con assunzione da parte di ciascuno di responsabilità e sacrifici, in nome di autentiche pari opportunità.

foto-famiglia..Anche la mediazione familiare troverebbe adeguata incentivazione, come richiesto già da tempo dal PD con mozione rivolta al governo. D’altra parte, la relazione tra nonni e nipoti potrebbe essere tutelata senza passare attraverso  l’art. 333 del codice civile: a causa della formulazione attuale, ha suggerito la Suprema Corte, ovvero segnalando l’esistenza di maltrattamenti in famiglia, con il rischio di inasprire condizioni familiari già problematiche. Con la nuova pdl si propone che gli ascendenti abbiano facoltà di attivarsi per la conservazione di significativi rapporti, con procedimento a sé stante, in modo da non aumentare il numero delle parti del processo di separazione. In tal modo, si darebbe anche realizzazione all’art. 2 comma 1 della legge 219/2012, laddove si dà delega al governo di operare al medesimo scopo.

Tuttavia l’aspetto che appare forse in questo particolare momento di maggiore interesse è rappresentato dall’affrontare finalmente in concreto preoccupanti problemi della vita sociale, come la violenza in famiglia, soprattutto a carico delle donne, e le manovre per condizionare i figli allo scopo di allontanarli affettivamente dall’altro genitore, disconfermandolo e denigrandolo, spesso del tutto pretestuosamente. Si legge testualmente nella proposta:

La documentata e perdurante violenza intrafamiliare, sia fisica che psicologica, in particolare la violenza di genere, la violenza assistita dai figli, nonché la loro manipolazione mirata al rifiuto dell’altro genitore o al suo allontanamento, comporta l’esclusione dall’affidamento”.

Anche se il testo di legge non può fare esplicito riferimento alla violenza subita dalle donne, il riferimento alle problematiche che si è inteso affrontare con l’approvazione della Convenzione di Istanbul è evidente. La proposta, dunque, rappresenta anche un modo per iniziare a dare risposta pratica alle sollecitazioni che vengono dalla società civile e agli impegni assunti. La maldicenza verso il partner separato, alla presenza dei figli, d’altra parte, è un triste fenomeno, quasi sempre incrociato, che accompagna la stragrande maggioranza delle separazioni e che, quando raggiunge lo scopo nella misura estrema, induce nel minore gravissimi danni psicologici, che verranno pagati per tutto il resto dell’esistenza. 

foto-sentenzaOvviamente, si dovrà indagare sulla natura e sull’origine del rifiuto, in modo da poter affrontare e adeguatamente sanzionare anche l’eventualità di un maltrattamento di segno opposto, ovvero le situazioni in cui in precedenza o contemporaneamente si sono verificati abusi, o violenze. Ma certamente non è pensabile che si possa continuare a chiudere gli occhi su incivili comportamenti di questa gravità che, d’altra parte, se contenuti in tempo, possono trovare risposte risolutive.

A questi auspicati vantaggi si può aggiungere, a livello generale, il sollievo per il paese nel vedere che maggioranza e opposizione, in un momento politico così delicato e incerto, si dimostrano in grado di trovare terreno di intesa e operare con spirito di unità nazionale, ogni volta che sono in gioco valori superiori, come il benessere dei figli.

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di Anna Chianese


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