Sindrome di Down: una ricerca porta la speranza per una cura

Lug 26, 13 Sindrome di Down: una ricerca porta la speranza per una cura

Dall’ultimo numero della rivista Nature, veniamo a conoscenza di una importantissima ricerca eseguita dalla Massachusetts Medical School: per la prima volta è stata neutralizzata in provetta la terza copia del cromosoma 21, responsabile della Sindrome di Down.

Purtroppo a tale scoperta non esiste ancora una applicazione in campo clinico. Ma la stessa comunità è concorde nell’affermare che sono state poste le basi per una futura “terapia cromosomica” che renderebbe curabile la sindrome di Down, in tutti i suoi aspetti, non solo quelli estetici, ma anche i problemi cardiaci, le disabilità cognitiva ed i problemi al sistema immunitario.

foto-sindrome-down..Intanto, in attesa di vedere quali applicazioni cliniche avrà questa scoperta, il  copresidente dell’Associazione Scienza e Vita Domenico Coviello, direttore del  Laboratorio di genetica umana degli Ospedali Galliera di Genova, si è così espresso in una intervista a Radio Vaticana:

” Dal punto di vista scientifico la novità è che mentre prima si lavorava a livello di un singolo gene,  adesso” si è trovato il modo di “inattivare un intero cromosoma. E nella  Sindrome di Down il problema era questo: non c’era un gene in più, ma  un cromosoma in più da dover spegnere”.

Adesso il passo successivo è prima la sperimentazione animale e poi quella umana.

foto-sindrome-down..Coviello tiene inoltre a spiegare che “Non  sappiamo quanto tempo ci vorrà ma  sicuramente c’è la possibilità di correggere in qualche modo le cellule anche  nel soggetto Down” e a sottolineare che si tratta in ogni caso di una vittoria della vita, sottolineando che “quando si parla di malattie genetiche o di malattie con handicap, purtroppo la  soluzione di solito è quella di fare degli screening, delle diagnosi prenatale o addirittura la  diagnosi pre-impianto, per poter evitare il problema e quindi  scartare, buttare via l’embrione con il difetto e fare andare avanti solo  l’embrione senza il difetto”.

Ma  l’aborto terapeutico non è una terapia ed indubbiamente “non è quello che il professor Lejeune aveva in mente quando scoprì la trisomia 21″ ricorda Coviello. “Lui voleva curare le persone che  hanno un problema, non sopprimerle”.

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di Anna Chianese


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