Supposte contraffatte: domiciliari per i manager Geymonat

Giu 21, 13 Supposte contraffatte: domiciliari per i manager Geymonat

Tre dirigenti dell’azienda farmaceutica Geymonat, con sede ad Anagni, sono finiti agli arresti domiciliari per aver messo in commercio un farmaco contraffatto che serviva per curare anche bambini e bebè.

L’indagine condotta in collaborazione tra i carabinieri dei Nas, l’Aifa e l’ISS, ha condotto ad una scoperta che ha dell’incredibile: il farmaco Ozopulmin, sotto forma di sciroppo per la tosse e di supposte, conteneva un principio attivo inefficace. L’Aifa, in via precauzionale, lo ha ritirato dal commercio già nel giugno 2012.

foto-geymonat.Tutto è nato per un disaccordo commerciale tra la ditta fornitrice del principio attivo usato per produrre il farmaco, o almeno, secondo la tesi dell’accusa.Dopo la rottura dei rapporti, pur di assicurare la continuità del prodotto per le farmacie e di non perdere i guadagni, i manager arrestati per ordine del GIP del Tribunale di Frosinone Annalisa Marzano, avrebbero optato per il proseguimento della produzione, a costo di falsificare i dati di laboratorio.

E’ per questo che tre lotti di farmaci, pari a 35mila confezioni, sono stati messi in commercio con un principio attivo inefficace, che avrebbe avuto delle conseguenze terribili in vista di gravi patologie respiratorie .. per intenderci, anche se i bambini prendevano il farmaco, era come se prendessero delle caramelle!!! Ma non finisce qui. Per falsificare il farmaco, i dirigenti si sarebbero procurati in Francia il sostituto del principio attivo, una sostanza simile ma dal punto di vista farmaceutico inefficace. Questo per alterare le analisi di routine, in modo da segnalare la presenza del principio attivo e per non essere scoperti, sono ricorsi a un metodo di analisi diverso da quello riconosciuto, per assicurare la falsa positività. Insomma … i poveri pazienti malati, ovviamente inconsapevoli, hanno quindi assunto una “medicina” non idonea allo scopo terapeutico.

foto-nasL’imbroglio pare, durerebbe da anni, e se è stato scoperto è solo grazie a un farmacista di Roma, il quale ha notato che le supposte avevano una diversa consistenza. I manager sono accusati di aver violato l’Art. 440 del Codice Penale riguardo l’adulterazione e la contraffazione di sostanze alimentari, potrebbero scontare una pena da tre a dieci anni, ma se i tre verranno condannati in via definitiva, rischiano una pena maggiore, in quanto scatterebbero le aggravanti di frode in commercio e dell’adulterazione di farmaco.

L’azienda, però, si difende. Sostiene che non ci sia stata nessuna adulterazione, ma semplicemente delle supposte difettose che sono state immesse sul mercato per errore. L’azienda avrebbe preventivamente bloccato la distribuzione e ritirato dal mercato tutte le scorte nel mese di luglio del 2011. Insomma tutto sembra essere ancora da verificare … e per ora, i manager coinvolti sono ai domiciliari, in attesa della sentenza definitiva.

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di Elisabetta Coni

 


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