Valganna: nasce “Autismo senza frontiere”

Lug 25, 13 Valganna: nasce “Autismo senza frontiere”

Una vita passata fra passione per il calcio e per il suo lavoro, quello di “general contractor” per una grande azienda svizzera.  Danilo Filippini, insieme ad altre 10 persone fra professionisti e imprenditori, ha deciso di dare vita ad un’associazione chiamata “Autismo senza frontiere” che ha preso vita da poco, dopo un incontro avvenuto a Marzio, dove l’associazione ha sede con l’obiettivo di dar vita ad un centro per aiutare i giovani affetti dal Disturbo dello spettro autistico.

Grandi notizie dalla Valganna in provincia di Varese, ove è nata un’associazione per combattere l’autismo, che seguirà verosimilmente la costituzione di una società di capitali per gestire bandi anche di rilevanza europea. Tutto è partito nel 2009, quando Danilo Filippini dovette aiutare un amico de L’Aquila flagellata dal terremoto. Si trattava di una persona con un figlio affetto da autismo che necessitava di una struttura adatta alla cura del suo problema.

foto-marzio-valganna.Alcune voci parlano dell’acquisizione a breve di una struttura ricettiva che sarà sede dell’associazione: i diretti interessati, che chiedono discrezione, si dicono interessati all’operazione anche se per il momento, non c’è nulla di concreto.
Ma qual è l’intento di “Autismo senza frontiere”? L’obiettivo è dotare specialmente i più giovani di una struttura capace di dare un aiuto concreto al problema dell’autismo e della disabilità in generale.

foto-marzio-valgannaA Marzio sono presenti diversi luoghi che si prestano a questa attività. Basti pensare che recenti studi internazionali hanno dimostrato che in pazienti autistici è fondamentale creare il senso di spazio e di autonomia che, per esempio, l’uso di tende piantate anche in zone boschive può garantire. Ecco cosa si può trovare a Marzio: un ambiente protetto e immerso nella natura.

Intanto, ci si adopera per richiedere al Parlamento di legiferare su un disturbo ancora oggi non riconosciuto come patologia sociale e, di conseguenza, sprovvisto di figure professionali idonee a trattarlo all’interno delle strutture pubbliche: un disturbo che nel nostro Paese riguarda una percentuale di nuovi nati pari all’1% della popolazione.

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di Elisabetta Coni


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